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The Ring
Nakata vs Verbinski

The Ring 1998
Regia di Hideo Nakata
Con Miki Nakatani, Nanako Matsushima, Hiroyuki Sanada
Durata: 96 minuti
Produzione: Giappone

The Ring 2002
Regia di Gore Verbinski
Con Naomi Watts, Brian Cox, Martin Henderson, David Dorfman
Durata: 110 minuti
Produzione: USA

Dal romanzo di Koji Suzuki

1998: Nakata
Una videocassetta contenente un breve filmato apparentemente privo di senso, causa, poco dopo la visione, l’arrivo di una telefonata che annuncia la morte entro sette giorni. Il settimo giorno la vittima muore puntualmente con un espressione di terrore stampata sul viso. Quando la figlia di un’amica di Rioko Asegawa muore in circostanze misteriose, Rioko stessa comincia a indagare. Entrata in possesso della cassetta e dopo averla vista a Rioko rimane solo una settimana per risolvere il mistero. Insieme all’ex marito, un docente di matematica con poteri paranormali, Rioko risale alle origini della cassetta maledetta: alla base di tutto ci sarebbe una ragazzina di nome Sadako, uccisa da una mano misteriosa (il mistero verrà svelato, con qualche incongruenza, solo nel terzo capitolo della serie “Ring 0-Birthday”). La vicenda subirà una svolta tragica quando Rioko scoprirà il proprio figlio a guardare la cassetta di Sadako. Foto: locandina in home page, foto 1 e 2.

2002: Verbinski
Quattro adolescenti muoiono, in luoghi diversi ma alla stessa ora, in circostanze strane. Rachel, zia di una delle vittime, su richiesta della sorella, indaga sul mistero, e scopre che esiste una videocassetta che, a sette giorni esatti dalla sua visione, porta chi la guarda a una morte orribile. Nel tentativo di dipanare l'intricata matassa, Rachel coinvolge nelle indagini anche il piccolo figlio Aidan e l'ex fidanzato. Il mistero è davvero sconvolgente, ma quando la vicenda sembra avviata a felice conclusione, Aidan, sensitivo in contatto telepatico con l'entità che si nasconde dietro la videocassetta, le fa capire che manca ancora un ultimo tassello, fondamentale, per chiudere il cerchio. Foto: locandina sopra, foto 3 e 4.








L'ORIGINALE: NAKATA
Ring di Nakata rappresenta il capostipite degli asian ghost movie che piacciono tanto agli americani. Il film generò due sequel (Ring 2 e Ring 0 Birthday, solo quest’ultimo riferito a un romanzo di Suzuki), un episodio parallelo a Ring 2 (il brutto Spiral ispirato al secondo romanzo della serie di Suzuki), due remake americani e uno stuolo di cloni, tutti puntualmente rifatti dagli americani (una moda che noi, appassionati di cinema asiatico, non approviamo!).

Il tema era particolare, per l’epoca. In un certo senso faceva il verso a Poltergeist di Tobe Hopper (1982), in cui i fantasmi entravano nel mondo dei vivi attraverso il televisore.
Il senso del film sembra essere piuttosto chiaro: la televisione uccide! Uccide la mente con i telegiornali che mischiano omicidi efferati con gossip sulle star, uccide con i reality show e, più grave di tutti, si scatena in particolar modo sui bambini. Ci promettono "l'autoregolamentazione" poi trasmettono programmi come CSI in prima serata marcandolo con un "indispensabile" bollino rosso (traduzione: "Se un bambino di sei anni guarda CSI o Criminal Minds e rimane traumatizzato la colpa non è nostra... Noi vi avevamo avvertiti!"). Ma le peggiori sono le trasmissioni televisive e i film che sfruttano il viso dolce dei bambini, inserendoli nel jet set finché non cominciano a farsi la barba.
Qualcuno si ricorda ancora di Macaulay Culkin? Il protagonista di Cult come di Mamma ho perso l'aereo di Chris Columbus e L'innocenza del diavolo di Joseph Ruben (due tra i peggiori film della storia del cinema!)?
E di Haley Joel Osment? Il bambinetto uscito con il film Il sesto senso di Shyamalan, che interpretò AI-Intelligenza artificiale di Spielberg (uno stupro al capolavoro "Pinocchio" di Collodi che neanche la Disney era arrivata a commettere!)?
Sadako rappresenta per questo inizio di secolo e millennio quello che Frankenstein e Dracula rappresentarono per il cinema degli anni '60, quello che Micheal Myers e Faccia di Cuoio (rispettivamente in Halloween di Carpenter e Non aprite quella porta di Hopper) rappresentarono per il cinema degli anni '70 e Freddy Krugger e Jason Woories (la saga di Nightmare iniziata da Craven e quella di Venerdì 13, iniziata da Cunningham) per gli anni '80.
Sadako non uccide mai bambini (anche se solo per il provvido intervento di un adulto!), la sua vittima più anziana sarà una sedicenne in Ring 2. Sadako può essere considerata, da un punto di vista filosofico, come la vendicatrice dei bambini sfruttati dai media!

NAKATA VS VERBINSKI
STORIA: Nakata - oltre al tema dei media - attinge a piene mani dalla tradizione giapponese (andatevi a vedere la favola di Oiwa); Verbinski - oltre all'inevitabile mancanza di originalità - ignora completamente il gioco della mitologia. Da sempre gli artisti americani soffrono per la mancanza di una mitologia propria e rubano a piene mani dalla mitologia degli indiani d'America o da quelle europee e/o asiatiche appropriandosi così di Thor (Dio della tempesta vichingo), Ercole (Semidio della mitologia greca), Ares (Dio greco della guerra), i ninja (sicari/spie realmente esistiti nel Giappone del XV-XVI secolo), le mummie, le sirene, Satana a New York! Secondo film, fumetti e cartoni animati americani, a New York ci sono TUTTE le creature mitologiche del vecchio continente (inclusi le fate e i folletti irlandesi) e dell'Asia. Volendo seguire le teorie di William Gibson nel racconto "Il continuum di Gernsbak", potremmo dire che gli UFO sono un tentativo di supplire a questa mancanza.
VINCE NAKATA PER L'ORIGINALITA' DEL PRODOTTO (ANCHE SE NON PER LA PRIMOGENITURA)!

TECNICA: Il film Nakata ha gli effetti speciali spartani. Le morti non sono mai visibili, e i cadaveri hanno il viso color gesso con un'espressione di terrore dipinta sopra, e anche l'effetto dell'uscita di Sadako dal televisore è molto artigianale; Verbinski si serve di effetti speciali in computer grafica e di cadaveri putrefatti. Discutibile quest'ultima scelta (nell'originale non si vedeva veramente niente di violento!). Anche Samara (la controparte americana di Sadako) appare ben in vista, laddove, nel film di Nakata, si vedeva solo un occhio di Sadako (la maschera di Oiwa, nel teatro Kabuki ha sempre un occhio troppo gonfio per poterlo aprire, e l'altro spalancato); VINCE VERBINSKI PER IL MAGGIOR DISPIEGAMENTO DI MEZZI (NONOSTANTE ALCUNE SCELTE DISCUTIBILI)!

PERSONAGGI: Rioko (Miki Nakatani) di Nakata è una giovane madre, di professione giornalista, sensibile e gentile con gli altri. Tratterà con la tipica gentilezza nipponica anche l'ex marito; il Dottor Takayama (Hiroyuki Sanada) è un professore di matematica dotato di poteri ESP (Percezione Extrasensoriale) che entra in contatto con il fantasma della madre di Sadako e indaga per conto proprio sul mistero che avvolge la bambina; Toshio (il figlio di Rioko) è un bel bambino giapponese con il viso rotondo. La Rachel di Verbinski (Naomi Watts) è bionda con gli occhi azzurri. Miki Nakatani è, naturalmente, asiatica: occhi neri e capelli neri: un tipo di fascino diverso, ma il personaggio risulta pressoché identico a Rioko. Noah di Verbinski (Martin Henderson) è un pirata mediatico ex fidanzato di Rachel e padre di Aidan (il figlio di Rachel); voglio credere che sia per colpa/merito del trucco e/o della recitazione imposta al bambino, ma Aidan, con quegli occhi perennemente cerchiati e spalancati riesce a spaventarci quasi più di Samara (che occhi grandi hai!!!). Nella versione americana il fantasma della madre scompare.
VINCE NAKATA PERCHE' I PERSONAGGI SONO PIU' CARISMATICI (ECCETTO LA PROTAGONISTA) E PERCHE' VERBINSKI HA COMMESSO L'ERRORE DI ELIMINARNE UNO!

REGIA: Nakata dirige in modo asciutto e lascia aperti molti interrogativi. Verbinski fa di tutto per farci saltare sulla poltrona, introduce alcuni eventi nuovi (il suicidio dello zio di Samara per esempio) e cerca di spiegare il più possibile dei retroscena.
PARIMERITO: SPAVENTARE CON LA STORIA E' UNA SCELTA DI CLASSE, SPAVENTARE CON GLI EFFETTACCI E' UNA SCELTA DIVERTENTE. NON SONO PERO' D'ACCORDO CON LA SCELTA DI SPIEGARE TROPPO I RETROSCENA.

CONCLUSIONI: premetto che non voglio sconsigliare la visione di nessuno dei due film, entrambi hanno i loro meriti. Verbinski ha avuto la buona idea di staccarsi leggermente dall'originale, il che evita l'effetto telefonata (1). Tuttavia non credo che ci siano dubbi: VINCE NAKATA ANCHE SOLO PER LA PRIMOGENITURA. PUNTEGGIO FINALE NAKATA-VERBINSKI 3-2

(1) Dicesi effetto telefonata un film talmente povero di idee e talmente carico di scopiazzature che, a ogni colpo di scena, sembra di avere un telefono accanto da cui un amico cretino, che ha già visto il film, ti telefona per raccontartelo!

 

Antonio Di Siero (antonishko@gmail.com) e Giacomo Sacchetti (giacomo@studiocinema.net)





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