E-Mail Home Recensioni Cineocchi Articoli Libri Arturini Forum Contatti

Una lucertola con la pelle di donna
Regia: Lucio Fulci
Soggetto e sceneggiatura: Lucio Fulci, Roberto Gianviti, J. L. Martinez Molla, André Tranché
Fotografia: Luigi Kuveiller
Montaggio: Vincenzo Tomassi e Jorge Serralonga
Scenografia: Roman Calatayud
Effetti speciali: Carlo Rambaldi
Musiche: Ennio Morricone

Origine e anno: Italia, Spagna, Francia - 1971

Interpreti: Florinda Bolkan, Jean Sorel, Stanley Baker, Silvia Monti, Anita Strindberg, Alberto de Mondoza, Leo Glenn


L’aristocratica Carole Hammond, figlia di un noto e ricco avvocato prossimo all’elezione in Parlamento, ha ricorrenti incubi che la vedono protagonista di incontri erotici con la vicina di casa Julia Durer, bellissima donna dalla vita disinibita. Sconvolta, Carole ne parla al suo psicologo il quale spiega come tali sogni siano una sorta di valvola di sfogo del suo inconscio che, in un certo senso, è attratto dalla libertà di cui gode la Durer. Una notte, Carole sogna di uccidere la vicina a coltellate, ma l’assassinio avviene realmente e gli indizi trovati sul luogo del delitto portano inesorabilmente a Carole.





Una prima sequenza da antologia, con la Bolkan impellicciata che percorre il corridoio di un treno affollato cercando senza successo di aprire gli scomparti, mentre chi è già dentro non la nota nemmeno. Il corridoio si fa improvvisamente pieno di gente e la donna deve spintonare per avanzare di qualche passo, il suo respiro pesante e una visibile sensazione di claustrofobia. Poi, d’un tratto, la gente che affolla il treno si trasforma in una torma di giovani uomini e donne nudi che si strusciano l’un l’altro.
Il disagio della donna diventa quasi terrore: i corpi che si affollano nelle inquadrature nitidi o sfocati, la musica dissonante, le voci incomprensibili, le zoomate avanti e indietro sul volto della Bolkan.
Ĕ la percezione destabilizzata del sogno che prosegue con un volo su sfondo nero in ralenti, suoni di risate come a un party, le immagini di una bellissima donna bionda che ammicca seducente dal letto multicolore.
Qui avviene la seduzione: la bionda toglie la pelliccia alla Bolkan lasciandola nuda, un vento artificiale scompiglia loro i capelli. Si denuda a sua volta e distende la preda dal volto quasi impassibile: inizia a baciarla fino al cunnilingus lasciato fuori campo ma reso fisicamente percepibile dall’orgasmo che risveglia Carole (questo il nome del personaggio della Bolkan) nel suo letto.
Una fantasia sessuale in forma di incubo apre quindi questo film che, in modo più corretto, avrebbe dovuto intitolarsi La gabbia. Una prigione è il corridoio del sogno così come una prigione dorata sembra la vita familiare di Carole: famiglia aristocratica, un padre ricco avvocato di successo, un marito che lavora con il suocero e che ha già una figlia grande avuta dal precedente matrimonio, una appartamento lussuoso. E una vicina di casa (la bionda) bellissima, viziosa e disinibita. Carole sembra una ricca signora un po’ frigida, sicuramente rinchiusa nella gabbia di un eccessivo perbenismo.
Dalle parole del padre, veniamo a sapere che Carole non è una donna tranquilla. Forse ha sofferto di episodi di depressione, per questo frequenta lo studio di uno psicologo. Nessuno scatto isterico, nessun trauma da  rimuovere, nessuna crisi incipiente.  Le sedute dallo psicologo sono incentrate su questi sogni erotici che la ossessionano: lo psicologo le spiega che non c’è nulla di preoccupante e che essi rivelano una sorta di attrazione inconscia nei confronti della libertà sessuale della Durer.
Altro sogno. Di nuovo sul treno tra i corpi nudi, poi Carole si ritrova all’improvviso in casa della Durer e guardandosi attorno ha visioni dei parenti morti, seduti in posizioni innaturali con il volto orribilmente deturpato.
Di nuovo la Durer le viene incontro con fare seducente mentre una ragazzo e una ragazza guardano con occhi spenti da un soppalco. Carole sembra disgustata, afferra la Durer e la colpisce con un pugnale.
Lo psicologo, con fare saccente, spiega a Carole che, uccidendo la Durer, “lei ha ucciso quella parte di sé che si sentiva attratta dalla degradazione e dal vizio”, e che ora probabilmente si è liberata da quell’ossessione.
Invece, succede tutto il contrario, perché la Durer viene trovata morta sul serio dopo qualche giorno e sulla scena del delitto vengono rinvenuti degli indizi che portano a Carole.
Così l’incubo prosegue anche nella realtà con la prigione, la clinica psichiatrica, i due hippy strafatti del sogno che la insidiano, mentre emergono crepe strutturali irreparabili sotto il manto di perbenismo e di raffinatezza che riveste la vita familiare e sociale di Carole: il marito la tradisce da tempo con una amica di entrambi, la figliastra soffre di complesso edipico al femminile, l’ispettore sembra inizialmente in balia degli eventi perché non riesce a vedere un movente “logico e concreto” nei fatti accaduti. E lo psicologo non capisce una mazza.
Non sarebbe bello narrare tutti gli eventi che si succedono senza soluzione di continuità: è pur sempre un thriller e c’è un patto di rispetto con lo spettatore che non ha ancora visto la pellicola.
Solo una nota sul finale che giunge inatteso dopo la fantasmagoria di accadimenti onirici e psichedelici.
La mia è solo un opinione ma, forse, l’epilogo con la risoluzione del delitto avviene un po’ troppo in sordina e una maggiore costruzione della suspense non gli avrebbe nuociuto.

La trama gialla di questo thriller, checché ne dicano molti critici, funziona bene ed è inutile cercare le incongruenze e i punti deboli perché Fulci era talmente avanti rispetto ai tempi che quel cotè psichedelico-onirico della narrazione, spesso vituperato, oggi fa scuola e un motivo deve esserci.
Ĕ una narrazione non lineare, fatta di scarti e vuoti che sta solo a noi spettatori riempire di senso.
Inoltre la macchina da presa adotta sempre una prospettiva variabile e mai neutra, scrivendo in tal modo la storia, e non subendone lo svolgimento. Se non è modernità questa…

Il titolo zoofilo del film è uno specchio per allodole imposto dalla produzione, un richiamo al film di Dario Argento L’uccello dalle piume di cristallo che tanto successo aveva avuto l’anno precedente (1970). Mentre nel film di Argento l’uccello del titolo è effettivamente un elemento importante per sciogliere l’intrigo, nel film di Fulci di lucertole non se ne vedono e non hanno nessuna funzione, neppure metaforica: “ho visto una donna con la pelle di lucertola” è la frase pronunciata dall’hippy drogato, testimone “cieco” del delitto. Anche il cinema di Argento c’entra poco, anzi niente, con Lucio Fulci.
Li si accosta per ignoranza e perché entrambi hanno fatto film di genere horror e thriller, ma le differenze sono tante e sostanziali. Al di là del giudizio personale, la cifra stilistica di Fulci non è statica come sembra quella di Argento e si è evoluta acquisendo elementi dai generi cinematografici più diversi. Terrorista dei generi, è stato definito, perché Fulci entra in una genere, lo fa suo, gli impone il suo dna e al contempo ne prende alcuni componenti. Poi, i suoi sono film privi di compiacimenti formali e di presunzioni intellettuali: Fulci non si è mai preso troppo sul serio e ha fatto cinema perché quello era il suo lavoro e gli divertiva farlo. Ĕ difficile non avere rispetto per le sue opere da artigiano di mestiere realizzate spesso con budget irrisori, ma ricche di intuizioni e sprazzi di puro genio che, oggi più di ieri, vengono riprese, citate, copiate. Altra differenza. Mentre Argento insiste sulla costruzione dell’effetto a scapito di tutto il resto, Fulci riesce a miscelare psicologie, caratteri, ambienti, gusto macabro, ironia, passioni letterarie e suggestioni cinefile in un cocktail memorabile. Sicuramente, il cinema del dottor Lucio Fulci, per quanti difetti abbia, è più completo nella fusione di forma e contenuto, meno ancorato alle paure personali di chi si nutre quasi con compiacimento dei propri incubi.
Diceva il grande Lucio: “io non ho paura del buio, ho paura di accendere il televisore perché mi darà terrori da covare dentro me stesso, facendo apparire un mondo orrendo e deforme”.

Antonella Angeli (aangeli@email.it)





In Primo Piano:

- Sex and the City 2
- Agorà
- Scontro di Titani
- Circolo degli invisibili
- I Grandi Autori
- (ri)visti per voi

cerca

Iscriviti alla Newsletter
atelierlumiere.it
cinemalia.it
happycinema.it
artecinema.it
morpheoedizioni.it