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Il Corsaro Nero
Regia: Sergio Sollima
Sceneggiatura: Sergio Sollima e Alberto Silvestri
Montaggio: Alberto Gallitti
Fotografia: Alberto Spagnoli
Scenografia: Sergio Canevari
Musiche: Guido e Maurizio De Angelis
Costumi: Dario Cecchi e Mario Carlini

ITALIA 1976 – Rizzoli Film

Interpreti: Kabir Bedi, Carole André, Mel Ferrer, Sal Borgese, Angelo Infanti, Tony Renis, Franco Fantasia, Sonja Jeannine


Anche l’aspetto di quell’uomo aveva, come il vestito, qualche cosa di funebre,
con quel volto pallido, quasi marmoreo, che spiccava stranamente fra le nere trine del colletto
e le larghe tese del cappello, adorno d’una barba corta, nera,
tagliata alla nazzarena ed un po’ arricciata.
Il Corsaro Nero, Emilio Salgari

 










ALL’ATTACCO, UOMINI DEL MARE!!!!

Pistola nella sinistra e spada nella destra, il Corsaro Nero balza fuori dalle pagine del libro con fare sprezzante e l’odio profondo di chi ha giurato vendetta.
Un eroe al negativo che ha il fascino dell’uomo costretto suo malgrado ad abbandonare la via legale per instradarsi sull’oscura via del male.
Nel 1899 Emilio Salgari inizia il ciclo dei Corsari con il romanzo da cui è tratto questo film, Il Corsaro Nero. Ambientato nell’America Centrale durante l’epoca d’oro della pirateria (1691-1724), il libro narra le audaci gesta del conte Emilio di Roccanera, signore di Valpenta e di Ventimiglia, nobiluomo italiano che si è fatto corsaro per vendicare la morte di un fratello nelle Fiandre.

Accanto a lui, i due fratelli chiamati il Corsaro Verde e il Corsaro Rosso che, tuttavia, nei romanzi non compaiono in carne ed ossa se non come cadaveri, uccisi dalla stessa mano omicida che uccise il maggiore dei fratelli, quella del Duca di Van Guld.
All’inizio, nulla ci è detto di queste vicende del passato che emergono solo nel secondo romanzo del ciclo, La Regina dei Carabi, anch’esso fonte di ispirazione per la pellicola di Sollima.
La storia è più o meno questa: quattro nobili fratelli italiani combattono nelle Fiandre una guerra che oppone le truppe franco-savoiarde alla Spagna. Il maggiore di loro viene ucciso a tradimento dal Duca di Van Guld, nobile fiammingo che si è fatto comprare dall’oro spagnolo. Il tradimento gli vale una colonia nel Golfo del Messico. Giurata vendetta ed equipaggiati tre vascelli, gli altri fratelli salpano verso le Americhe dove due di loro perdono la vita a causa del funesto Van Guld. Resta solo il Corsaro Nero.
Del romanzo si può dire di tutto e certo non sarà mai un esempio di alta letteratura. Frequenti le incertezze verbali con scarti repentini tra presente ed imperfetto, stile sintattico da nuvola parlante, realismo dei luoghi e delle cose fondato su conoscenze indirette e spesso errate. Ma chi se ne frega, se poi ad emergere è una delle più affascinanti figure di eroe anti-eroe mai nata da penna italiana. Accompagnato dai fidi Carmaux e Wan Stiller (due quasi superuomini mai stanchi e invincibili), dal nero Moko e dalla giovane Jara, il Corsaro Nero è il protagonista di avventure in un mondo esotico popolato da mostruose creature animali, da vampiri succhiasangue, da cannibali e reso impervio da una natura incontrollabile dove le immense foreste spesso nascondono pericoli fatali.
A dirla così, i romanzi di Salgari sembrano un’anticipazione del moderno romanzo fantasy di matrice Dungeons&Dragons.

La trasposizione cinematografica, come è giusto che sia, è molto libera, ma al contempo molto fedele non solo perché interi capitoli dei due romanzi sono ripresi e riveduti secondo una sensibilità più cinematografica (e fumettistica, direi), ma anche e soprattutto perché lo spirito che anima le opere di Salgari rimane intatto e quasi esaltato dal mezzo visivo.
Le trame sono mescolate abilmente: i tagli più evidenti sono quelli che riguardano le “avventure per terra” dei personaggi delle quali sinceramente non si sente la mancanza.
Si può dire che l’ambientazione sulla terra ferma è stata per l’autore più un pretesto alla catalogazione delle specie animali e vegetali che una vera e propria esigenza narrativa.
Il lettore di oggi troverà in queste pagine una serie interminabile di mirabilia naturali assolutamente fuori luogo…nel senso fisico dell’espressione: ghepardi, coccodrilli, pipistrelli vampiro, tribù di antropofagi, persino l’orso baribal che pesca in uno stagno paludoso!
Fortunatamente, Sollima ha avuto il buon senso di capire quali sono i punti di forza dei romanzi e di concentrare l’effetto voluto in una ambientazione più definita.
I ritocchi sui personaggi, invece, sono di maggior peso e forse qualcosa si perde della primigenia invenzione salgariana.
Morgan, che nel romanzo è il fidato secondo della Folgore, nel film diventa il personaggio giocoso (ereditando l’ironia di Carmaux). L’Olonese non è più un fiero e onesto amico, compagno di avventure e di conquiste a spese degli spagnoli, ma un collega/rivale tronfio e violento. Jara è una giovane donna che il Corsaro Nero salva da uno sterminio quasi a inizio film, mentre nel romanzo è una ragazzina di sedici anni al servizio di un notaio spagnolo ed ha un personaggio più sviluppato. Del tutto nuova è la figura di José, il traditore pentito, che nel libro non è presente ma che movimenta lo sviluppo del film.
Nonostante differenze e mutamenti radicali, il gusto narrativo di Salgari è ben percepibile: si sente che gli autori della rilettura cinematografica hanno amato i suoi libri.
Kabir Bedi è perfetto nell’incarnare la figura di Emilio di Roccanera: il corpo esile consumato dal desiderio di vendetta, le vesti nere da corvo portatore di sciagure, gli occhi scuri che mandano bagliori terribili quando la rabbia sale, il dolore mesto e composto che si esprime con lacrime silenziose.
Accanto a lui, una serie di comprimari di tutto rispetto, a partire da Mel Ferrer, ambiguo e malvagio Van Guld per passare al fido Carmaux di Sal Borgese, all’elegante Morgan di Angelo Infanti, al traditore José di un ispirato Tony Renis. Come sempre imbronciata e poco espressiva Carol André, che però fa la sua bella figura con…la sua bella figura!
Come è tipico delle produzioni italiane, i pochi soldi si fanno vedere. Basti pensare che, come lo stesso Sollima ha ricordato in varie interviste, la fregata “Folgore” era in realtà un guscio di legno con sopra qualche arredo.
Che dire, poi, delle comparse? C’è materiale per farsi quattro risate: si vedano, ad esempio, gli scontri con la spada dove le comparse non tentano neppure una stoccata e si gettano impacciati contro le lame del nemico.
Per quanto riguarda la regia, è evidente (ma lo è in molti film dell’epoca) l’influenza del lessico e della sintassi televisivi. Sollima, del resto, veniva da un prodotto di successo come Sandokan, così come il montatore Galliti e gli autori della colonna sonora, Guido e Maurizio De Angelis, autori tra l’altro del magnifico brano Hombres de Mar.
Il film di Sollima è stata una delle mie prime avventure televisive, anni dopo rispetto al coevo sceneggiato Sandokan che per anni veniva replicato.
Contemporaneamente, la riduzione a fumetti di Franco Chieletto, pubblicata nel 1946 mi ha introdotto nel crudele e avvincente mondo dei pirati. Ricordo che all’epoca i personaggio salgariani erano molto diffusi e sinonimo di successo commerciale: il buon Salgari aveva finalmente raggiunto quel successo sempre agognato in vita, ma ormai postumo.
Visto oggi, Il Corsaro Nero rimane, nonostante le varie pecche, un film emozionante in cui emerge con la forza di una folgore uno dei migliori personaggi creati da uno scrittore di romanzi d’avventura.

Soffiava forte il vento allora e nella profondità
del cielo guizzavano vividi lampi,
mentre allo scrosciare delle onde si univa
il rombo dei tuoni.
Emilio Salgari

Antonella Angeli (aangeli@email.it)




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