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Gli statali

Gli statali – Gioie e dolori per il posto fisso
Autore: Arduino Rossi

Edizioni Morpheo, settembre 2007
10 euro
www.morpheoedizioni.it
info: filippo.pattarini@libero.it



Si sente spesso parlare di dipendenti pubblici. E se ne sente parlare come una categoria a se stante, un mondo a parte, un microcosmo con un proprio microclima.
Credo che lo siano davvero.
Se ne parla volentieri molto male: il loro posto di lavoro è blindato, hanno un ottimo stipendio, nonostante l’orario di lavoro ridotto e le insistenti voci che li descrivono come totali sfaccendati.
Quello che manca a molti di noi è la cognizione di causa: in pratica, ci manca una giornata, o due, da trascorrere in uno, meglio due, uffici pubblici. Qualcosa in Italia funziona, e ci sarà qualcuno che se ne può prendere il merito.
Se parto da lontano, quello che ci dice Arduino Rossi è proprio questo. Il libro è suddiviso in diversi racconti, ciascuno dei quali racconta una categoria (21 in tutto) di persone, e di lavoratori (da “Il precisino” a “L’arrivista”, da “L’avvocato” a “Lo scrittore”, fino a “L’idealista”). Ogni racconto mette in luce gente che lavora, e gente che non lavora – un po’ come dappertutto. Sono caduto nel luogo comune, ma, come spesso succede, il luogo comune corrisponde a realtà; in molti non lo accettano perché troppo feroce.
Il libro si apre con una dichiarazione d’intenti da parte di chi scrive; e qui veniamo al dunque, senza più girare intorno al tema principale e alla volontà dell’autore. Arduino Rossi spezza una lancia a favore degli statali: non sono persone grigie, come possono apparire, ma sempre pronte a mettersi alla prova, artisti mancati, grandi imprenditori che non hanno avuto l’occasione ma la cercano, o la aspettano. L’errore in cui incorre lo scrittore è quello, nell’introduzione, di dichiarare che il suo libro non ha la pretesa di rappresentare il mondo degli statali, un po’ per non peccare di presunzione, un po’ per non far sembrare che se ne parli come tutti ne parlano (nutrendosi di luoghi comuni, senza conoscere in concreto la realtà), un po’ per mettere le mani avanti. Ma proprio per il fatto che entrambi i comportamenti (il fannullone e il lavoratore) sono descritti nel libro, Rossi ha davvero scritto ciò che corrisponde a verità. Molti luoghi comuni, si, ma reali, e feroci.
Aggiungo due “però”.
La prima critica che muovo allo scrittore è che scrivere in questo modo è troppo facile: è sin troppo semplice optare per il “butto tutto nella pentola” e per il colpo al cerchio e alla botte.
La seconda critica è legata alla prima. Non era necessario premettere che non si è voluto rappresentare un’intera categoria. Prima di tutto perché, in fin dei conti, come ho già detto, in questo libro è rappresentata; in secondo luogo perché significa distruggere il proprio intento: quello di raccontarci tanti sketch di un mondo che non tutti conoscono, e di farlo con ironia (il libro è molto ironico, e questo mi piace), partendo senza pretese ma arrivando a un buon risultato. Con quella dichiarazione, l’autore rende vana l’ironia, rende vani gli intenti. Di sicuro, tra i dipendenti statali, c’è chi sogna, o sognava, di essere un grande artista, di essere un avvocato rampante, come in ogni ambiente di lavoro non particolarmente stimolante, anche nel privato. E’ troppo facile muoversi in questa direzione: per forza di cose la ragione sta dalla parte di chi scrive. I luoghi comuni a volte sono veri, ciò che scrive Rossi rispecchia la realtà, non c’era bisogno di nascondersi dietro a un “non volevo”.

Alcune delle categorie in cui è suddiviso il libro sono tipologie di persone, altre sono categorie d’impiego all’interno delle Pubblica Amministrazione. La “classificazione” è rigida ed efficace, divertente e spaventosa. Ho scritto su un foglio l’elenco di tutti i “tipi” di cui l’autore racconta; una volta concluso l’elenco, rileggerlo mi ha colpito: è terribile sapere che alcuni uffici statali sono retti da artisti falliti, da pigri, o da persone ingenue. Arduino Rossi apre una finestra inquietante su quel mondo. I nostri soldi sono nelle mani di questi “tipi”.
Parallelamente, si apre una seconda finestra su un panorama più sereno: c’è chi lavora, chi s’impegna (c’è anche chi si rompe la schiena per anni su milioni di pratiche, insospettabile grande lavoratore, poi scoppia, e se ne va). C’è chi ama il lavoro tra le mura degli uffici pubblici, c’è chi vorrebbe essere altrove ogni minuto della giornata. Faccio un passo in più rispetto al “dappertutto è così”: questi “tipi” lavorano per noi, per chi legge il libro; questo è l’espediente geniale del libro. Leggendo di chi lavora per te, non ti riconosci in loro, ma sei coinvolto, perché loro amministrano la tua vita, la burocrazia con cui hai a che fare molto spesso. Una parte consistente della tua vita è in mano loro. I racconti sono molto coinvolgenti per il rapporto che si instaura tra la pagina scritta e il lettore. Odi chi non fa nulla, adori chi svolge correttamente e costantemente il proprio lavoro, perché si tratta di faccende che ti riguardano, di tasse da pagare, o pagate, di moduli da compilare, o obblighi da svolgere come cittadino.
Al di là dei luoghi comuni più o meno accettati o accettabili, credo che questo sia il pregio maggiore del libro di Arduino Rossi: coinvolgerti “politicamente”, e di conseguenza emotivamente, senza immedesimazione. Ma con ironia.

L'autore. Arduino Rossi è nato a Bergamo, dove vive da sempre. Scrive e pubblica racconti e saggi da diversi anni ed ha collaborato con alcune case editrici, tra cui Il Salice e Montedit. I suoi racconti, per lo più di genere horror, sono stati raccolti nei volumi La Rosa di Gennaio e Storie d'Altri Tempi Raccontate attorno al camino; ha pubblicato i romanzi Avvenne in Irlanda e La Villa dei Cipressi. Diverse anche le sue collaborazioni con quotidiani quali "Bergamo Oggi" e con i giornali on-line "Reportonline" e "Agenfax" dove cura la rubrica "L'Opinione...di Arduino Rossi". Alcune sue lettere sono state pubblicate sotto forma di articolo da diversi quotidiani tra cui "L'Eco di Bergamo", "La Provincia di Cremona", "Il Giornale di Vicenza", "Il Quotidiano di Calabria", "Il Secolo XIX", "Repubblica", "Il Giornale", "Il Tempo","Il Corriere della Sera", "Avvenire" e "Il Mattino".


Giacomo Sacchetti (giacomo@studiocinema.net)





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