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Akira

Di Katsuhiro Otomo

Realizzazione Akira Commeetee

Tratto da un manga di Katsuhiro Otomo


Origine e anno: Giappone 1988 (in Italia è uscito nel 1992)


Durante una lotta tra bande rivali, la gang di motociclisti di Kaneda ha un incidente con una creatura mutante. Il “pivello” del gruppo, Tetsuo, rimane gravemente ferito. Subito intervengono gli elicotteri dell'esercito che sequestrano Tetsuo e lo portano in una misteriosa installazione sotterranea. Kaneda e gli altri vengono portati via dalla polizia. Al commissariato, Kaneda conosce di Kay, giovane membro di un corpo di resistenza coalizzato contro l'organizzazione governativa che ha sequestrato Tetsuo, il quale ricomparirà cambiato in modo radicale e, in possesso di terribili poteri mentali, non si fa scrupolo di trucidare i suoi ex compagni di banda, nella convinzione paranoica di essere stato preso in giro per tutta la vita. Ma cosa è successo realmente a Tetsuo all'interno del laboratorio? Cosa nasconde L'Organizzazione? Da dove provengono i bambini mutanti? Per scoprirlo Kaneda e Kay dovranno risalire alla genesi del primo mutante telepate, quello che rase al suolo Tokyo dando inizio alla terza guerra mondiale: Akira!






C'è stata un'epoca che i vecchi babbioni ultra trentenni come il sottoscritto ricorderanno bene: era l'epoca in cui riguardo ai cartoni animati giapponesi si poteva dire tutto. L'importante era che fosse negativo. Non importava che fosse verificato e/o verificabile. Non importava neanche che fosse intrinsecamente negativo, bastava dargli “l'intento” della negatività (capirete cosa intendo tra una riga!).
Se dicevi che gli anime (parola esatta per definire i cartoni animati giapponesi che, allora, non è stata MAI utilizzata) erano violenti, razzisti, fatti al computer (sic! Quelli della Disney-Pixar no invece: all'epoca questo venne considerato uno scandalo per motivi tutt'oggi ignoti!), folle di genitori ed “esperti” (gente che non aveva mai visto un anime in vita propria!) scuoteva la cervicale avanti e indietro borbottando su quanto facessero male questi prodotti.. Ma se ti azzardavi a mettere in relazione i robot con i samurai e le squadre di pallavolo con l'idea scintoista di sacrificio personale per il bene di un gruppo, si levava un tuono di dies irae da cui emergevano altri esperti che ti mettevano una mano sulla spalla scuotendo la cervicale lateralmente e spiegandoti quanto potessero essere incredibili le scempiaggini che andavi blaterando.
Poi accadde un incidente di percorso. Un signore ultra settantenne, tale Hayao Miyazaki, che era stato vittima di attacchi non meno di Go Nagai (il papà di Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot e mille altri), ricevette un Oscar, un Orso d'Argento e un Leone d'Oro alla carriera. D'improvviso le cervicali smisero di ondeggiare. Gente che fino all'altro giorno aveva sbraitato sui danni alla sessualità arrecati da prodotti come Sailormoon e Ranma 1/2 si incerottò improvvisamente la bocca. D'un tratto erano tutti esperti di samurai, scintoismo, buddismo zen, comprendevano perfino il sacro terrore dei giapponesi (specie se anziani) delle armi nucleari.

Questo momento polemico è per dire che, prima del grande Miyazaki, un altro film aveva cominciato a rallentare le rotazioni delle cervicali. Un film che partiva da una realizzazione tecnica capace di far impallidire prodotti Disney contemporanei e proseguiva con una trama talmente articolata e con scene talmente crudeli da mandare a casa i bambini e attrarre le attenzioni degli “esperti” che, per una volta, smisero di torcere i colli e si fermarono a guardare. Per noi appassionati della versione a fumetti di Akira, il film fu un brutto colpo. Fu realizzato infatti anni prima della conclusione dell'edizione giapponese del manga; questo fece sì, che, terminato il primo tempo, gli autori fossero costretti a immaginare da zero gli eventi conclusivi della trama. Questo fece sì che personaggi importantissimi della storia originale scomparissero o venissero “degradati” (Lady Myiako, la sacerdotessa buddista mutante, divenne un bonzo fanatico senza nome che annuncia la fine del mondo). Il finale non ha né capo né coda e lo stesso Akira che dà il titolo all'opera è stato ridotto a... guardate il film!
Tuttavia nessuno di noi poteva rimanere indifferente di fronte alla straordinaria realizzazione tecnica del lungometraggio. I personaggi si muovono con una fluidità senza precedenti, sugli sfondi vediamo le trasmissioni dei televisori, cani randagi e folle in fuga, tutti realizzati senza traccia di loop (le azioni non si ripetono ciclicamente, ma sono studiate e integrate con ciò che avviene in primo piano), il sangue schizza in modo perfettamente realistico e la regia è curata in modo maniacale! Sì, perché in Akira schizza il sangue, e anche parecchio. Manifestanti crivellati dai mitra, prigionieri pestati da poliziotti violenti, insegnanti di un riformatorio incaricati di pestare gli studenti, un tentativo di stupro e le raccapriccianti manifestazioni del potere di Tetsuo.
Il film paralizzò, come detto, molte delle cervicali, ma nello stesso tempo scatenò orde di genitori che ancora non capivano (caratteristica tutta occidentale, e italiana soprattutto) che l'animazione non è un genere, ma un mezzo. Terrorizzati all'idea dell'esistenza stessa di un cartone animato con un tasso così alto di violenza, scatenarono una campagna diffamatoria contro il film che si concluse con il sequestro della versione home video. Un pubblicità virtualmente inesistente (nel '92, all'epoca dell'uscita dl film in Italia, vidi solo pochi, brevissimi trailer su un'emittente locale) fecero il resto. Akira apparve nelle sale per pochi giorni e scomparve senza lasciare traccia.

La versione home video (quella sequestrata) fu il colpo di grazia. La casa che distribuì la cassetta ritenne infatti saggio mutilare il film della sequenza iniziale (l'esplosione di energia che trasforma Tokyo in un deserto) e i titoli di coda. Il film fu comunque ripreso da “Fuori Orario” (gloria a Enrico Ghezzi!).
Solo in tempi recenti è stato ripubblicato in DVD e in edizione integrale. Se lo trovate, magari usato, non lasciatevelo ASSOLUTAMENTE scappare! Se avete bambini, aspettate che dormano (tolleranza zero per i benpensanti, ma i contenuti del film sono DAVVERO forti!), ma guardatelo ASSOLUTAMENTE!

 

Antonio Di Siero (antonishko@gmail.com)






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